Lettera per Chico

Caro Chico,
Ricordo la prima volta che ti ho visto, appena uscita dalla gabbia del trasporto e stanca delle ore di volo, sono scappata a nascondermi tra le gambe di Giovanni. A dire il vero non conoscevo neanche lui, ero appena arrivata e li' per li' lo avevo confuso con il mio precedente padrone, che poi a dire il vero era il padrone della mia mamma, ed anche i figli di Giovanni li avevo confusi con i piccoli portoghesi con cui giocavo prima che iniziasse il lungo viaggio che attraverso la Francia mi portò fino a Milano e infine a Napoli, quindi ad Avellino.
Ricordo la tua aria incuriosita, il tuo muso sospeso ad interrogarti su chi potesse essere questa nuova intrusa che appena arrivata gia' riceveva il triplo delle carezze che tu ( come poi mi hai raccontato) non hai ricevuto in una vita intera.
Solo ora afferro il senso della prima frase che mi rivolgesti, non conoscevo l'italiano, ma anche se avessi seguito in tre mesi ( quelli della mia eta') un corso intensivo, avrei avuto seri problemi di interpretazione.
" Cosa ti e' successo, Kajal????"
Preferii non accennare nessuna risposta ( cosa avrei potuto rispondere ad una domanda incomprensibile?) e mi voltai a pancia all'aria mentre Antonio correva a rinchiudersi dietro il cancello del giardino, per evitare che potessi strusciarmi anche alle sue gambine (ahh,,, se avesse un po' di paura, dico soltanto un po', anche adesso e mi risparmiasse le strette al collo e quel suo modo irritante di chiamarmi PATATA!)
E' passato quasi un mese.
Le prime notti le ho passate in casa di Anna e Giovanni, mi piaceva il pavimento a fiori della cucina, forse in quella confusione iniziale, lo confondevo col prato fiorito della casa lasciata in riva all'Atlantico, e mi lasciavo andare a "particolari" segni di gradimento che non erano forse il massimo che si potessero aspettare dalla figlia di un Campione Mondiale.
Premetto tuttavia che mio padre non l' ho mai visto, certo ne ho sentito parlare, pare che laggiù lo chiamino Bolla o qualcosa del genere, Giovanni mi ha promesso che presto mi mostrerà una sua foto, ma sinceramente non ne sento la nostalgia. Quella che mi ha tirato su, e' stata la mamma e vorrei un giorno raccontarle davvero di te. Ci conosciamo da un mese o poco meno, ma se di notte ormai non abbaio ( e tutti si meravigliano e non solo per il mio vocione da adulta) non e' assolutamente per causa del telo di plastica con cui cercano di oscurare mia vista fuori dal recinto, ma solo perché la tua vicinanza, dall'altra parte del recinto, muso a muso con la mia porta, i tuoi racconti , ora lunghi ora affascinanti, le storie delle tue avventure, dei proiettili che ti porti nelle zampe e delle cicatrici lungo l'occhio, sono il momento piu' atteso della mia giornata, ancor piu' delle crocchette, della passeggiata, delle coccole e di tutti quei fuzzifuzzipiccolinachetesoromorbidona che ormai mi tocca sopportare ad ogni passo. Mi hai raccontato di Kajal, del perché avevi sperato che il mio arrivo ti avesse fatto sperare nel suo ritorno, tu pure che l’ hai visto seppellire, unico partecipante di un freddo e triste funerale al seguito di una carriola in una notte stellata d'inizio anno.
Tu che avevi aiutato Giovanni a cercare un fiore da posare sul cumulo di terra, come tante altre volte lo avevi aiutato a cercare Kajal nelle sue fughe , abbaiando se ne vedevi l'ombra, pregando di seguirti se intuivi si fosse cacciato in un guaio ( non ho capito se lui poi gradì del fatto che corresti ad avvertire Giovanni che era caduto nello stagno e non riusciva ad uscirne... deve essere stata una bella umiliazione l'essere salvato... per un cane da salvataggio )
Mi hai raccontato della difficile eredità che mi tocca sopportare, per tutto quello che ha lasciato Kajal dietro di se, ma se ti confesso che la prima notte che ho dormito in casa di Giovanni l' ho scoperto abbracciato ad Anna ( sarà stata la disperazione?) dopo mesi che mi hai detto non si parlavano neanche, credo che sia sulla buona strada. Certo a quanto racconti, lui ha avuto un merito particolare, ma erano altri tempi, non puoi negarlo, ma ti prego di aver fiducia in me.
So che sei anziano e temi di non vedermi nel pieno della mia forma quando saro' una vera principessa, ma ti assicuro che ce la metterò tutta per stampare sorrisi sui visi di tutti coloro che mi saranno attorno (possibilmente un poco meno di quelli idioti dei pussipussi di questi giorni)
Crescerò forte dei tuoi consigli, su quali posti e quali compagnie evitare, ma continuero' sempre a credere che nelle mie notti ci sarai tu , il tuo corpo accartocciato a raccontarmi di tutto quello che ti capitò in quei giorni in cui tutti ti davano per morto.
Un'ultima cosa:
spero di trovare il coraggio di dirti a voce tutto quello che ti ho scritto ed anche tutto quello che e' talmente profondo da non poter essere espresso da semplici parole. Tutto quello che cerco di dirti ogni volta che sembra che ti assalgo solo perche' cerco di confonderti con un coetaneo, senza ricordarmi che non hai piu' l'esuberanza di una cucciola dispettosa che ti capovolge mille volte, e ti calpesta.
Mi mostri mille volte i denti, ma che ci vuoi fare, non mi metti paura.
E so che neanche vuoi farlo. Ho capito che senza Kajal ti si sentito troppo solo.

Cajita

Mio racconto pubblicato sul sito di Flavia www.caniditerranova.com