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Allevamento Cani di Terranova di Giovanni Carullo - Avellino           Newfoundland Kennel breeding - Giovanni Carullo - Avellino - Italy
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    FATIMA E SANTIAGO 2002 Stampa E-mail
    19/03/02 Fatima, ore 20,00
    Dall’azzurro del cielo al grigio della terra attraverso il bianco nuvole. Tetti della stessa forma e dello stesso colore, ecco cosa mi colpisce mentre atterro su Lisbona. C’e’ un aereo del Congo ai bordi della pista.  E’ pieno di sabbia.
    In mezzo ai tetti l’azzurro di una piscina. L’azzurro non e’ soltanto in cielo.
    Faccio consulenza alle signore per l’utilizzo del roaming *123*+39 e numero completo di prefisso…
    Mi accorgo che dal mio cellulare non partono sms. Un pensiero in meno, chissa’.
    Sento suonare le campane, mentre scrivo. Guardo fuori, si e’ fatto buio. E’ il buio di Fatima.
    Ci sono arrivato con 18 anni di ritardo, qualcosa in piu’. Diciotto anni dopo aver promesso a quell’immaginetta in bianco e nero che ci aveva regalato l’insegnante di religione ( N.S. di FATIMA), di venire a renderle omaggio per tutte le volte che mi aveva evitato un interrogazione o un’insufficienza.
    Anche la schedina che le avevo posto accanto, una volta, mi aveva regalato un dodici. Almeno, cosi’ mi pare.
    Ma per diciotto anni non avevo mantenuto la promessa.
    Mi chiedo se possa essere semplicemente un caso il fatto che proprio adesso mi trovi qui, ora che ho deciso di riprendere gli studi che per 18 anni non hanno trovato sbocco.
    Se possa essere semplicemente un caso che la partenza gia’ prevista  per il 16 alla quale non potevo prender parte sia stata poi spostata al 18. E infine al 19.
    Non e’ il tempo di cercare il  senso alle cose e farlo ragionando. Lascio spazio al lato piu’ profondo dei miei sensi, quello che ha tremato durante la messa all’aeroporto : e’ come se Maria avesse voluto chiamarmi, spostando la data del mio viaggio, perche’ tenessi fede ad un impegno e dirmi che vuol continuare a darmi la sua mano per tutti gli esami che affronterò’. Per gli esami della vita, quelli in cui sei professore e studente dove troppo spesso non trovi la risposta giusta alle domande che ti fai.
    Dal pulman ho visto un pastore che urinava a gambe divaricate.
    Diciotto anni fa qualcuno mi fece notare quel particolare a cui non avevo mai fatto caso.
    Un’altra coincidenza?
    Don Juan, vincitore contro i castigliani nella Batalha : Anch’io spero di vincere la mia.
    Il monastero, in stile manuelino, e patrimonio dell’umanita’, lo abbiam trovato chiuso.
    Metto il maglione e scendo a cena.
    La Signora Aida e’ la solita brontolona.
    Dal grigio della terra all’azzurro del cielo, attraverso il bianco di Maria.

    19/03/02 FATIMA, ore 22.25 ( 23.25 ora italiana)
    Sono rimasto nel piazzale da solo, c’era umido ed ho acceso due candele, due. Il cielo e’ stellato. Diro’ a Laura che anche in Portogallo ci sono stelle luminose. Abbiamo pregato alla cappella delle apparizioni. Le Avemaria per i bambini : ho chiuso gli occhi ed ho immaginato un girotondo, con alle mie mani quelle dei miei due bambini, due, e i loro compagni tutti intorno.
    Campane e Avemaria.
    E’ da stamattina che tengo d’occhio il Professor Caputo, da quando aveva tirato fuori il quaderno con gli appunti a mano  di tutte le ricerche sui posti che vedremo. ( meriterebbe in regalo una connessione a internet, chi lo sa). Non si e’ limitato al Santiago spagnolo, ha riportato notizie dai Santiago di tutto il mondo. Indossa un paio di occhiali a vetri gialli e montatura nera. Vespa style.
    Gli avevo chiesto se aveva intenzione di bissare il canto di Asswan di due anni prima, in gita sulla feluca.
    Stavolta e’ senza moglie ( come me)  e non so se sia per quello, ma mi sembra impasticcato.
    Rompe il silenzio della sera, improvviso come un tuono il suo canto alla Madonna. ( Riconosco che e’ intonato). I custodi della cappellina sono corsi fuori a vedere cosa succedeva.
    Mi e’ tornato il brivido alla schiena, viaggiatore silenzioso alle mie spalle.
    La cappella delle apparizioni.
    Angeli e Madonne.
    Angeli persi nel mondo dalle ali spuntite o mai spuntate. Madonne che mi hanno fatto compagnia, dandomi la mano, regalandomi uno squillo, scrivendomi tvb  in un sms.
    Provo a prender sonno.

    20/3/02   FATIMA, HOTEL LUX, ore 19
    Cielo turchese e nuvole sottili. Qualcuno ci ha visto un Angelo. Il Professor Caputo insiste coi suoi canti per tutta la Via Crucis e ci racconta del suo incontro con un Angelo.
    Aveva sei anni e faceva la questua per una messa a San Michele Arcangelo.
    La mamma di Sonia si e’ ....scottata la mano :
    “ Stai attento alle polacche, rovinano le famiglie. Ma tu sei un tipo tranquillo, si vede che sei pieno di serenita’ e di gioia. Ci metterei la mano sul fuoco.”
    E’ quasi l’ora di cena, ho fatto un giro per Fatima. Il paese e’ silenzioso, l’aria dolce, il cielo blu.
    Le portoghesi non sono un granche’.


    Ore 23.40, ora italiana

    Ho seguito il rosario e credo di aver partecipato. Seppur incastrato tra l’incudine del brodino di riso alle cipolle soffritte ( effetto yo-yo) e il martello degli acuti del Professore.
    Il Professore ha salutato la Madonna a voce alta, col dubbio di un suo ritorno data l’eta’, con la certezza della promessa di chiudere gli occhi, nel suo ultimo giorno, stringendo tra le mani i grani del rosario appena comprato, con la speranza che quel giorno Lei gli dia, se non la mano, almeno un dito per aiutarlo a salire appena piu’ su.
    Domande del giorno:
    “ Ci credi nei miracoli?”
    “ Cosa ti ha colpito di piu’?”
    L’aria di Fatima ha qualcosa di strano e non credo sia una mera suggestione. Ma oggi ho sentito davvero un’aria strana. Diversa. Leggera. Calma. Giusta ( Altrimenti cosa c’ero venuto a fare?)

    21/03/02 in viaggio per Braga, intorno alle 15 di pomeriggio, ora locale

    E’ tra il dormiveglia del pulman che mi viene in mente una storia di fantasmi, uno bianco ed uno nero, uno buono ed uno cattivo che si incontrano e si stringono la mano. E se le scambiano: A quello buono restera’ la mano del cattivo e a quello cattivo la mano capace di fare solo cose buone.
    Entrambi condannati a convivere con una parte del corpo che non segue gli ordini della mente.
    Ma i fantasmi non hanno corpo e forse neanche mente.
    Siamo diretti a Braga e tutti intorno a me dormono; le suonerie dei cellulari, quelle, mai.
    Aspetto gli effetti dello sformato di baccala’, gli ho appena spedito un pocket coffee con tutto il suo carico di energia  a raccomandargli tranquillita’.
    Vorrei vivere l’atmosfera gioiosa di Coimbra nel periodo delle feste universitarie prima degli esami.
    Studenti vestiti di neri, cartelline coi nastri colorati e mantelline frangiate, tagli di parenti a destra e degli amici, a sinistra.
    Il curriculum sentimentale e’ segnato dal taglio a centro.
    Penso se mai avessi avuto un mantello nero da tagliare e ricucire.
    Cuore rosso e mantello nero. Nero come i pipistrelli della biblioteca di Coimbra. Nascosti di giorno e lavoratori ( in nero) di notte per disinfestare l’ambiente. E senza nessun rischio per i libri : sono ciechi i pipistrelli. Coimbra-Braga : il viaggio durera’ due ore e mezza.

    21/03/02  BRAGA, ore 20, piu’ o meno
    E’ una citta’ vivace e piena di gente, e sarebbe stato bello rimanerci. Le ragazze in costume universitario hanno provato a vendermi il prezzemolo ( salsa in portoghese). Avevo solo banconote da 50 euro, ma le avrebbero  accettate lo stesso.
    Ci sono emozioni che vorresti condividere. La solitudine ha il pregio di esasperare le emozioni, ispessirle. Ha la forza di farti parlare con un rospo che salta in acqua ( benche’ portoghese o forse proprio per quello : si chiama incomunicabilità’), di fermarti davanti ad un’azalea o una camelia e vederla  fitta e colorata come mai. Farti sentire il battito del cuore nel silenzio : Tic Tac e calpestio. Ciottoli e radici. Grotte e fontane. Un parco meraviglioso, un panorama mozzafiato.
    La solitudine ha il difetto di non rendere condivisibili le emozioni.
    Piu’ forti, piu’ dense. Vere e tutte per te.
    Ne ho scritto a Kristin.
    La prima sera di primavera, sotto il cielo del Portogallo, una fetta di luna e giu’, lontano, le luci di Braga.
    Il mio sguardo si incolla al cielo ed anche nei pensieri si fa buio.

    Ore 23.30 ora italiana , a Braga sono le 22.30

    Stelle e carambole. Il cielo di Verona un anno fa. Pesaro la settimana scorsa. Braga, poco fa.
    Ho giocato a carambola, stecche e biglie colorate. Gesso di colore azzurro, numeri ed effetti.
    Penalita’.
    Cena sulle luci della citta’ e contorno di spaghetti scotti.
    Aida brontolona e logorroica, resisto a lei e alla fetta di pane fritto sciroppata.
    In collegio le facevano leggere le letture in latino per il suo tono di voce. Settanta anni fa, ad occhio e croce. Il suo tono di voce e’ come il vino.
    Non so cosa ci sia di diverso tra il mio racconto di stasera ad Aida e quello di un anno fa o quello di sette giorni or sono a Laura.
    Carambole di parole e raramente in buca quella giusta. Penalita’.
    “ Mi devi dire una cosa, puoi dirmi di no e basta. Vuoi che la chiami io?”
    “ E per dirle cosa?”
    Angeli e madonne, stelle e carambole.


    22/03/02 SANTIAGO DE COMPOSTELA, HOTEL LOS ABETOS, primo pomeriggio

    Marmi e filodiffusione, Tv satellitare e quattro posti letto. Nessuna sincronia tra lusso e pellegrinaggio e tutto questo mi disorienta. Stanza 1126, la data di Rossella. L’ho chiamata.
    ORE 22.40, ora spagnola, la stessa italiana
    Gli alberghi sono sempre fuori mano. Certo non cercavo un viaggio di follie ed esuberanti notti di porto e di sangria, ma ora che ho finito di scrivere cartoline, che cosa faccio? Forse usciro’ sulla terrazza e cerchero’ tra le luci la cattedrale. Mi sentiro’ appena fuori posto.
    Il “Cammino” si fa a piedi ed io l’ho fatto in pulman, ma avrei anche potuto non esserci ed invece eccomi qui. Medaglie a doppia faccia. Fantasmi bianchi e neri.
    Ho tardato al pulman di un quarto d’ora. T-shirt, conchiglie, cartoline e francobolli.
    Bilancio di meta’ viaggio : Ho imparato a camminare da solo: Birmania, India, Sudan…
    ( e’ finita la penna, ho preso un poco d’aria e son salito in camera; in tv danno “l’uomo che sussurrava ai cavalli”. Rospi e cavalli…mancano le principesse)
    Non c’e’ paragone : il panorama piu’ bello appartiene a Gerusalemme.
    Guardo la luna : e’ la stessa che guarda Gerusalemme. Uomini che saltano per aria. Grilli esplosivi.
    San Giacomo ha visto sudare Cristo. Sangue e sudore. Coraggio e paura. Anche San Giacomo e’ stato ucciso a Gerusalemme, ma adesso e’ qui vicino.
    Lasciata Fatima, avevo creduto che l’eroico entusiasmo del professor Caputo si fosse assopito: troppo consunto dall’afflato mariano per dedicare energie al resto del viaggio:
    La tavola lo scioglie e mi ricredo:
    dettagliata descrizione sulla preparazione della pizza di granone
    lunga panoramica sulle antiche modalita’ di conservazione della neve
    rapido excursus sui suoi quindici anni di convento e della fame che pativa.
    La cameriera ha cercato di rinnovargli il ricordo portandogli via il piatto non ancora vuoto, mentre lui parlava, parlava..
    Quanti di loro fanno un viaggio per parlare? Aida mi batte la schiena per lamentarsi della solitudine che l’attende al ritorno a casa.
    Io ascolto. Quando non mi stordiscono i pensieri.
    A Fatima non ho comprato nulla. Davanti all’hotel, un furgone bianco targato FOGGIA mi aveva lasciato intuire un messaggio divino : consegnava statuette costruite a San Giovanni Rotondo.
    Padre Pio batte la Madonna, anche quella di Fatima. Non ho voluto comprare a Fatima prodotti italiani e magari a Santiago ho preso made in Taiwan.
    Camera ampia, quattro posti.. provo a pensare a chi potrei invitare. Penso a come sfuggire all’influenza : quattro vittime su ventiquattro.

    23/03/02  SANTIAGO/LA CORUNA/SANTIAGO
    Risveglio tra caldo e freddo. Il cielo e buio, tasto la parete cercando di accendere la luce. Ho mal di gola e le mani gonfie. Resisto all’influenza. Un messaggio al cellulare : stropiccio gli occhi e lo rileggo : Poche parole, una roccia che si sfalda. Il pensiero mi accompagnera’ fino alla sera.
    Tra le vie di Santiago, sfuggo alla messa per le tartas alle mandorle e un pezzo di formaggio.
    Le chiese stancano: dopo averne viste tre o quattro l’attenzione scema e le pietre cominciano a diventare tutte uguali, le statue senza volto, le colonne birilli in fila.
    Desiderio d’Irlanda mentre scendo tra i fiori verso il mare. Fiori gialli e fiori blu. La torre d’Ercole a La Coruna. Verde e schiuma, oceano e rocce, vortici che si avvitano ai voli dei gabbiani.
    Aria di festa, sabato pomeriggio.
    Arrotolo i jeans e bagno i piedi nell’Atlantico. Trovo una conchiglia, ma e’ semplicemente una patella. Anche come pellegrino tocchera’ di accontentarmi.
    Chi si accontenta gode cosi’ cosi’.
    Ma potrebbe non godere affatto.
    La piazza principale risuona delle urla, rimproveri e repliche nel gruppo. Mi tengo a distanza.
    Sento la furia dell’oceano che a poco a poco mi sale per le gambe e mi esplode improvvisa nei pensieri.
    Ecco, ho deciso.
    Ho deciso che decidero’.
    Decidero’ di non decidere.
    Tutti i frutti e vaniglia, un euro e quaranta centesimi, l’ingegnere mi offre un gelato ma solo perche’ cerca la scusa per andare in bagno. Penso sempre male.
    L’ho chiamata. Spero che la roccia tenga. Ma io non l’ho mai vista di pietra dura, la sua roccia.
    Cosi’ friabile che si lavora con un’unghia, ci ha spiegato Gesu’, la guida di Santiago……….


    24/03/02 VIANA DO CASTELO-PORTO, domenica delle palme


    Palme e porto. Palme benedette e porto Vintage, quello degli anni particolari, i migliori
    1994 e 1999.
    Ho comprato due bottiglie per mio fratello, di quello del 99 ( Vintage), lo puo’ bere adesso ( gli diro’ di aspettare l’arrivo della mia prima nipotina) perche’ per quello del 96 bisognava aspettare almeno dieci anni.
    Mi domando gli anni Vintage del mio matrimonio.
    Matrimonio a montagne russe ( Aida junior), matrimonio come binari ( la madre di Sonia).
    Binari che si allontanano e si riavvicinano una volta che son cresciuti i figli.
    Una volta ho scritto a Rossella e proprio dei binari.
    I consigli del Professor Caputo : lui e’ al secondo matrimonio, il primo e’ durato 42 anni, adesso e’ al decimo anniversario.
    Ricette sul matrimonio come fosse baccala’.
    Il cugino del Professore gli scrisse dall’Argentina del peso insopportabile di sentirsi lontano dall’Italia dopo la perdita della moglie. Lui gli rispose e lo incoraggio’. Ma il cugino mori’ e forse   quella lettera arrivo’ troppo tardi.
    Il professore ha voluto che il rito delle palme si celebrasse come ai tempi del suo convento : Lui e’ rimasto dentro a cantare a porte chiuse, il prete ha benedetto le palme ed ha bussato e siamo entrati in processione.
    La macchina fotografica non ha scattato.
    A tavola ci ha offerto del Porto e l’ho assaggiato.
    Migliore di quello delle cantine Sandelman. Palme e porto per riappacificare il gruppo.
    Ana Cristina, la cameriera monteverdiana , ha superato le domande della Signora Aida  e si e’ meritata un euro da ciascuno per la sua gentilezza ( non e’ portoghese ed e’ carina).
    Di sera mi calo nella vasca e mi abbandono ad un bagno caldo. Finalmente un albergo al centro.
    Centro commerciale aperto, ci resto imprigionato, costretto ad uscire dal retro mentre Don Adriano,   e l’ingegnere mi aspettano al primo piano.
    Il mamozio ( Nonna Aida li chiama cosi’ … e mai avevo trovato un termine piu’ appropriato) di guardia non vuole farmi rientrare, provo a spiegarmi in italiano, in portoghese ed in inglese, poi a gesti e infine a urla.
    L’ingegnere ha portato con se’ la chiave della stanza che condivide col Professore Caputo, ci chiediamo se stia ad aspettarlo davanti alla porta.
    Invece e’ a letto e si alza per aprire. Nessun rimprovero e tutti a letto.
    Ma perche’ dopo 15 anni di convento non si e’ fatto monaco? ( lo ha spiegato a Sant’Antonio, l’ultimo giorno, quasi chiedendogli perdono per la perdita della vocazione)

    25/03/02 LISBONA
    Ultima sera portoghese, sdraiato sul letto a doppia Piazza. Lisbona dietro ai vetri.
    Lisbona intravista dai finestrini, sulla scia della voce di una guida troppo anziana.
    Arrivederci Portogallo e arrivederci Lisbona, arrivederci al giorno in cui non raccontero’ piu’ alle compagne di tavola dei punti di non ritorno. Dei muri contro muro.
    Arrivederci Tago,  arrivederci Montego e Douro, ho approfittato della ricchezza delle vostre acque per rubarvi due docce al giorno.
    Arrivederci Don Pedro e Donna Ines de Castro, a quella volta che potro’ tremare un’altra volta ancora al racconto della vostra storia, trovando coraggio e calore nella stretta di una mano amica.
    Il giorno che le vostre tombe si apriranno e vi rialzerete trovandovi faccia contro faccia mi piacerebbe partecipare alla vostra gioia e gridare insieme a voi che l’unico amore non sia solo quello infelice.
    Quello che solo oggi ci sembra vero.
    La felicita’ inaridisce i sentimenti. Mi porto dietro questo dubbio.
    Nessuna risposta.
    Se ero partito alla ricerca di una soluzione torno spoglio e senza carico.
    Nessun oracolo, nessuna sibilla.
    Probabilmente nessuna domanda.









     
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